La Generazione Z: la rivoluzione della cultura del lavoro

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I ragazzi della Generazione Z, i nati tra gli ultimi anni ’90 e i primi dieci anni del 2000, «stanno rivoluzionando il mondo del lavoro, sentono il proprio impiego come parte della loro identità e lo ritengono di fondamentale importanza», esordisce così Paolo Borrini, editor del blog di Zety, sul suo sito.

L’approccio al lavoro della Generazione Z

Zety è un’azienda che si occupa di consulenza professionale, fornendo consigli e suggerimenti per la creazione di Curriculum vitae. Hanno la missione di aiutare le persone a trovare il lavoro dei loro sogni, si sono dunque interrogati su quale fosse l’approccio lavorativo dei giovani e su questo hanno fondato la loro indagine, cercando di abbattere alcuni stereotipi e hanno deciso di condividerne i risultati con noi.

«L’obiettivo della nostra ricerca è di dare maggiore consapevolezza ai lettori della generazione Z (ma non solo) – interviene Martyna, community manager – dimostrando loro che non sono soli nell’affrontare sfide professionali complesse e raramente sperimentate dalle generazioni precedenti. Ma ha anche l’impegno di supportare i manager e gli HR che si trovano dall’altra parte della scrivania».

Le generalizzazioni non sono mai positive, i giovani rappresentano una risorsa preziosa da coltivare, supportare e in cui avere fiducia. «Ci piace pensare di fare la nostra parte per metterli in condizione di reagire al meglio alle nuove dinamiche del mercato e farsi trovare preparati in un mondo del lavoro che può essere davvero sfidante», continua.

9 milioni di persone compongono la Gen Z

In italia si contano nove milioni di persone che compongono la Generazione z, un numero elevato, che è destinato ad aumentare, secondo dati statistici, nel 2030 rappresenteranno un terzo dei lavoratori. «Opportunità di sviluppo – leggiamo – benefit lavorativi, flessibilità, salario, competenze e struttura del team», sono questi i requisiti che ricercano in una posizione lavorativa.

Lo sviluppo personale, l’ambizione e il desiderio, la passione, la flessibilità, vengono prima del denaro. Motivo per cui la Gen Z cambia spesso lavoro, la maggior parte di loro ha infatti cambiato più di un’azienda, vengono per questo definiti “job hoppes”, persone cioè di età compresa tra i 25 e 35 anni che cambia occupazione ogni due anni. «La società evolve costantemente e, di conseguenza, anche il mondo del lavoro e le richieste del mercato sono in continuo cambiamento», ci confida Martyna.

«Nonostante ciò, la nostra indagine mostra che questi lavoratori pianificano di rimanere con il loro attuale datore di lavoro per un tempo ragionevole. Solo il 4% pianifica di stare con il proprio datore di lavoro per meno di un anno. Il 19% sostiene che rimarrà con lo stesso datore non più di un anno. Il 43% resterà per due anni. Il 22% dichiara che rimarrà per tre anni. Il 13% ha intenzione di rimanere per 4 anni con il suo attuale datore di lavoro», racconta sul blog Paolo.

Le richieste dei giovani lavoratori

Questi giovani sul posto di lavoro richiedono orari flessibili, possibilità di smart working, aumenti di salario regolari, comprensione dei bisogni personali, giorni liberi per prendersi cura della salute mentale e avere una vita al di fuori. Ritengono inoltre fondamentale l’empatia da parte del proprio capo, a cui viene richiesto attenzione e sviluppo nella crescita dell’impiegato, supporto nel motivare, equilibrio tra vita e lavoro, trasparenza ed equità.

«Possiamo parlare di natura dinamica e variegata della Generazione Z»  leggiamo sul loro blog, emerge infatti dalla richiesta di aumenti di salari la volontà di raggiungere una propria autonomia, di far accrescere il proprio business, si muovono verso un desiderio di stabilità finanziaria.

Si pensa che i giovani abbiano poca voglia di lavorare, ma «il 90% sostiene di fare di più di quello che gli è richiesto a lavoro, come ad esempio prendere l’iniziativa, impegnarsi in progetti aggiuntivi o andare oltre le mansioni presenti nella descrizione del lavoro» scrive Paolo.

La Generazione Z sta attuando una sorta di rivoluzione nel mondo del lavoro, ridefinendo le norme sull’impegno professionale e la lealtà. Cambiamento che si evince in modo particolare sull’approccio alla carriera, permettendo loro di varare la possibilità di lasciare l’attuale posto di lavoro. Ricercando in uno nuovo le proprie priorità e principi. Hanno valori e aspirazioni all’avanguardia che mettono la persona prima del lavoro e del denaro, di fatti «il 75% di questi lavoratori lascerebbe il proprio lavoro senza averne un altro ad aspettarli».

«Il risultato dell’indagine è significativo – dichiara Martyna – il mondo che abbiamo conosciuto in passato, quello basato sul concetto di lavoro nella stessa azienda per 40 anni, ormai non esiste più. E, naturalmente, i cambiamenti fanno paura».

Le priorità della Generazione Z

Questi giovani danno priorità ai propri diritti, ai rapporti con i colleghi, ad una migliore etica, entrano nel mondo del lavoro con poca esperienza, ma con aspettative ben chiare. È una generazione che “lavora per vivere e non vive per lavorare”, non ha paura di licenziarsi in caso di problemi in azienda, ha un approccio scrupoloso alla propria mansione. Con l’obiettivo di creare un impatto positivo e di allineare i valori con la carriera.

«Considerando tutto ciò – leggiamo da Paolo –  la Generazione Z sta cambiando la cultura del lavoro in meglio o in peggio?».

Restiamo anche noi con questo dubbio e attendiamo con impazienza di vedere quali saranno le evoluzioni future.


Link analisi Zety:

https://zety.it/blog/generazione-z-al-lavoro

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Una 26nne emigrata nella fredda e nebbiosa Milano con la passione per la lettura e la scrittura. Sente forte il legame con le sue origini e lo racconta mettendo nero su bianco, collaborando con testate giornalistiche online.
Lavora come contabile in un’azienda e nel tempo libero si diletta a scrivere.


Pubblicato su www.bari-e.it – Angela Pacucci

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