L’origine dei cognomi italiani: elementi identificativi della nostra storia e società

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Perrone, Caputo, Longo, Russo, Balestra, Bruno, Gravina, Pansini… oggi, parliamo di cognomi. Strani, buffi, lunghi, corti, derivati da nomi di persone, cose, mestieri, luoghi, piante o animali, i cognomi rappresentano una fonte inesauribile di studio e approfondimento non solo in quanto interessanti testimoni dell’identità e delle radici di coloro ai quali appartengono ma anche come elementi di per sé pregni di storia e di evoluzione.

In breve, i cognomi oltre a raccontarci, si raccontano. Ma quando compaiono le forme onomastiche ovvero i cognomi? 

I cognomi in Italia

Scrive Roberto Bizzocchi, docente di Storia moderna dell’Università di Pisa nell’introduzione al suo saggio sull’argomento:

I cognomi si sono lentamente e faticosamente formati, e poi stabilizzati, come conseguenza di un processo di interazione che ha coinvolto molti fattori: identità personale, ruolo dell’individuo nella famiglia, posizione della famiglia nella comunità di appartenenza, e infine intervento delle autorità costituite, la Chiesa e i vari Stati che hanno esercitato la sovranità nel nostro paese.

Un processo complesso e diversificato che secondo Ludovico Antonio Muratori, padre della medievistica italiana e studioso di onomastica, inizia non prima del Mille. Teoria troppo “severa” visto che secondo lo studioso Pantaleo Minervini, l’uso dei cognomi risale addirittura alla Cina del 2852 a.C. dell’imperatore Fushi.

Il sistema trinominale

A Roma i maschi dell’aristocrazia utilizzavano il sistema trinominale composto da tre elementi identificativi. Ad esempio in Gaio Giulio Cesare, Gaio è il praenomen, il nome personale, Giulio il nomen gentilizio e Cesare il cognomen

A questi tre elementi potevano aggiungerne un altro, l’agnomen, commemorativo di qualche impresa degna di memoria. Per esempio, Publio Cornelio Scipione era detto l’Africano per le vittorie durante la II guerra punica. 

Il sistema trinominale non valeva per le donne provviste solo del nome gentilizio e qualche elemento distintivo come nei casi di Iulia Maior o Iulia Secunda. Inoltre, il trinominale, diffuso fra II e I sec a.C., andò in disuso nei primi secoli dell’Impero, riducendosi da tre elementi ad uno per ragioni amministrative.  

Studioso, miniatura XV secolo

I Germani

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la fusione di elementi della cultura germanica con quella latina ebbe conseguenze importanti anche in ambito linguistico: infatti, i Germani (per chiamarli alla maniera di Cesare) dotavano ogni individuo di un solo nome composto da due elementi tematici la cui combinazione suggeriva appartenenza e discendenza, come si evince dai nomi di Godeperto e Pertarito, figli del re longobardo Ariperto vissuto alla metà del VII secolo.

Come scrive il Bizzocchi:

Durante questa preistoria, la dialettica fra nome unico e nome doppio era ancora legata a quella fra il protrarsi della pratica antroponimica latina e l’affermarsi dell’uso germanico; di conseguenza anche alla configurazione della geografia politica e linguistica dell’Italia altomedievale, longobarda e bizantina.  

Il bisogno di identificare con più precisione l’individuo

Infatti, se nelle aree occupate dai Longobardi si manteneva l’uso del nome unico, nelle zone di influenza non longobarda si continuava a preservare il patrimonio linguistico-culturale romano, compresa l’abitudine di usare più nomi.

Tra queste ultime, Venezia si distinse nell’utilizzo di più elementi onomastici, pratica che divenne comune un po’ ovunque tra inizio XI e fine XII secolo. Infatti, con la proliferazione dei mestieri, fenomeno importante per la risonanza identificativa sulle persone al pari del luogo di appartenenza, a Bologna verso la fine del 1214 e l’inizio del 1215, il notaio Raniero da Perugia evidenziò la necessità di identificare in modo più preciso e con più elementi l’identità degli individui coinvolti negli atti giuridici. 

Notai a lavoro, miniatura del XV secolo

La necessità esposta da Raniero in ambito notarile fu avvertita in tutta la penisola divenendo tassello importante a vantaggio dell’identità onomastica dei soggetti, ora più facilmente riconoscibili davanti allo stato e alla legge.  

In questo contesto, mentre si affermavano i cognomi delle famiglie più ricche, si riscattavano i contadini non liberi dalla proprietà dei loro padroni. Per registrarli si usavano patronimici e matronimici o ci si riferiva ai rispettivi consorti (“figlio/a di”, “marito/moglie di”).

I cognomi italiani si stabilizzarono dopo il XIV secolo: nomi classici, storici e letterari verranno rinnovati dall’Umanesimo e dal Rinascimento con impronte francesi e spagnole trovando affermazione tra Cinquecento e Seicento fino a giungere alle attuali forme. 

I cognomi in Puglia

Ma in Puglia? 

Pantaleo Minervini, studioso di onomastica, ha individuato anche nella nostra regione la presenza di cognomi di origine eterogenea derivanti soprattutto da luoghi e nomi di persona. Lo studioso riferisce la presenza di cognomi originati anche da soprannomi derivati da aggettivi come “bello” o “buono” (ad esempio Bellacosa, Bonfronte, Bongiorno). I soprannomi sono elementi importanti nell’onomastica, definiti dal glottologo Giovanni Flechia “fonte inesausta per la creazione di nuovi cognomi”.

Anche lo storico Alessandro Barbero ha insistito sull’importanza dei soprannomi dati alla gente in virtù di qualche caratteristica fisica peculiare, come il colore dei capelli (da qui Rossi) o la provenienza (se meridionali, Russo) o il mestiere (Fornero da fornaio, Barbero da barbiere, Ferrero da fabbro). Anche nella nostra regione l’onomastica si intreccia con i mestieri e i suoi strumenti. Ne sono esempi: Balestra, Bilancia, Bottiglione, Abate, Arcidiacono o Accolla (da colui che metteva il giogo ai cavalli).

I cognomi più diffusi

In Puglia, anche i termini dialettali utilizzati per indicare i vegetali hanno contributo alla formazione dei cognomi (ad esempio per Lavermicocca) così come i nomi di luogo (come Andria, Bitetto o Bitritto) o di regione (ad esempio Abruzzo). In altri casi, i cognomi sono testimoni di migrazioni (come Alemanno, Bavaro) o discendenza germanica (ad esempio Accardi, Adinolfi, Aliberti). 

In ogni caso, i più diffusi da noi sono Russo (e le sue varianti Caporusso, Lorusso, Rossi e Russi), Greco (o Grieco), Rizzo (o Rizzi), Santoro (dal latino “sanctorum”), Bruno (o Bruni), Leone (o Leo) e poi Perrone, Caputo e Longo.

Tanti cognomi, tante storie importanti perché l’onomastica oltre a raccontarci, racconta la storia e l’identità della nostra società.


Copertina: Studio notarile – Avvocato – A Breach of Promise; incisore W. Dendy Sandler, 1812 (particolare)

Fonte: 

  • A. Muratori, Antiquitates Italicae, Typographia Societatis Palatinae, Milano, 1740                         
  • E. De Felice, Dizionario dei cognomi italiani, Mondadori 1928 
  • P. Minervini, Dizionario dei cognomi pugliesi, Schena, 2005 
  • R. Bizzocchi, I cognomi degli italiani. Una storia lunga 1000 anni, Laterza, 2018
  • A.Barbero, Storia dei cognomi, Superquark, 18/07/2018

Link Treccani Cognome:

https://www.treccani.it/vocabolario/cognome/

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É laureata in Storia dell’Arte ed abilitata alla professione di guida turistica per la regione Puglia. Cura il blog Babustoria, arte, storia e archeologia medievale, per il quale ha ricevuto l’attestato di merito in qualità di «Ambasciatore della Lettura – Categoria Divulgatori» dal Centro per il Libro e la Lettura il 26 luglio del 2021. Collabora con varie testate locali e nazionali e scrive recensioni di romanzi storici. È socia della sezione pugliese dell’Istituto Nazionale dei Castelli e del Circolo delle Comunicazioni Sociali Vito Maurogiovanni.


Pubblicato su www.bari-e.it – Claudia Babudri

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