Bari, un programma di governo della città: dal brainstorming ad un piano di manutenzione

  • 0
  • 70 views

Trasformare Bari da una città ripiegata su sé stessa e sui suoi stereotipi, in una città proiettata nel mondo”. Parrebbe uno slogan, l’ennesimo che ha guidato negli ultimi anni le sorti della nostra città; ma siamo costretti a constatare che nonostante l’immagine sfavillante e patinata che viene mostrata, la classifica delle città per qualità della vita, basata su dati di fatto oggettivi e misurati, ci vede costantemente in coda: qualcosa non funziona. Bari è una fuoriserie con una attraente carrozzeria, ma con la meccanica disastrata.

Bari come le “prospettive Nevski”

Verrebbe da ricordare i luccichii delle “prospettive Nevski”, le strade che in epoca sovietica agivano da specchietto per le allodole per gli stranieri che visitavano le capitali dell’est Europa e lasciate le quali il resto delle città viveva una realtà ben diversa e molto meno “luminosa”.

È necessario dotarla di un motore (la Politica) e di un telaio (l’Etica) adeguati alla sua tradizione, ai suoi valori, alla sua storia e finalizzare ogni sforzo al recupero di quei valori di cortesia, giustizia e meritocrazia, di rispetto reciproco, di amore per la bellezza, di generosità, di serietà e responsabilità che vediamo fortemente degradati nell’attuale realtà cittadina. Una realtà troppo superficialmente deformata e imbellettata per svendersi ad un turismo che si vuole facile e poco esigente, ma che va invece altrove a cercare quella storia, quella cultura, quella identità presenti a Bari ma non fatte conoscere, preferendo l’immediatezza della narrazione e la quantità alla qualità.

Prospettare una “svolta umanistica”

Si vuole allora prospettare una “svolta umanistica”, lì dove dopo decenni di una politica di apparenza, di mancanza di progettualità e di visione di sistema e di prospettiva, riuscisse a subentrare una classe politica capace di dare l’esempio ponendo realmente questo fondamento etico alla base del suo operare e garantendo una selezione rigorosa, imparziale e di qualità delle donne e degli uomini chiamati ad operare in ogni ordine e grado. È evidente che nei modi che così vengono prospettati, si deve coraggiosamente parlare di una rivoluzione che trasformi la politica in politica culturale.

Perché questo possa accadere, va respinta l’atavica attrazione barese verso il capo che comanda da solo, sposando invece il “gioco di squadra”: una singola donna o un singolo uomo, da soli non bastano, né questa solitudine rischiosa e improduttiva può essere sostituita da una comunicazione martellante e unidirezionale che trasforma la realtà in narrazione e il capo in un semidio.

I temi e i problemi di una città che ambisce a traguardi internazionali sono di tale complessità e interazione, da esigere che i criteri di selezione della classe dirigente non possano più essere quelli di equilibri politici, di subalternità alle lobby di sempre, di appartenenza o di amicizia o di una non meglio specificata “fiducia”: devono essere criteri di merito e adeguatezza al ruolo cui si è chiamati, con la consapevolezza di operare per la collettività e non per sé stessi.

Disillusione dell’elettorato

Perché, al di là del racconto sfavillante esaltato dalla comunicazione, va preso atto che una grande fetta dell’elettorato ha in modo crescente disertato le urne, sostituendo il diritto al voto e alla scelta con la disillusione di poter davvero incidere sul presente e sul futuro della città. È a questa alta percentuale di cittadini passivi e volutamente assenti, che va offerta e fatta comprendere l’opportunità di una civitas nuova, che consenta di registrare veri progressi su quei parametri che ci relegano alle basse posizioni di classifica della qualità di vita.

Una rivoluzione etica e culturale che trasformi in ordinario e di alto livello l’impegno di una amministrazione nella Pulizia e Igiene, nella sicurezza percepita come molto critica in tutta la città, nelle Politiche culturali, in quelle Sociali a favore delle fasce d popolazione più deboli ed emarginate quali i bambini e gli anziani, nella manutenzione delle Strade, nel Trasporto Pubblico davvero efficiente e sostitutivo di quello privato, nel Verde urbano, nella Raccolta differenziata che cancelli dal territorio l’ignominia dell’abbandono delinquenziale. Decentrando, necessariamente, la gestione tecnico-amministrativa del territorio.

Riprendere il PUG

Si libera allora spazio per uomini e donne competenti e di consolidata passione civica per la pianificazione urbanistica, liberando il nuovo Piano Urbanistico Generale bloccato ben otto anni fa quando era quasi completato perché fossero utilizzate le enormi cubature ancora presenti nel vecchio Piano Regolatore e producendo una ingiustificata valanga di volumetrie abitative disseminate nelle sterminate periferie baresi. Incidendo proprio su queste con interventi mirati a consolidare con servizi oggi assenti i tessuti edificati e che vedano il diretto coinvolgimento delle comunità locali nella realizzazione di spazi per l’educazione, la conoscenza e la produzione, da facilitare e sostenere in tutti i modi, anche recuperando luoghi dell’abbandono e della dimenticanza.

Non è utopia, né va inteso come messaggio elettorale l’impegno sulle periferie: svilupparle in dignitose parti della città aiuta ad alleggerire dal sovraccarico di luoghi commerciali il centro urbano, ove tra l’altro contraddittoriamente insistono abnormi sacche di abbandono dei luoghi storici del commercio (si pensi a via Manzoni), per le attività di tempo libero e ristorazione e dal devastante traffico privato. E il gioco di squadra deve tendere non più alla comunicazione unidirezionale e deviata da interessi di parte, bensì a favorire la conoscenza dei valori storico-identitari presenti in ogni quartiere del territorio cittadino, affinché si giunga ad una crescita di coscienza collettiva e ad un rinnovato radicamento nelle prospettive, anche a lungo termine, per quelle giovani generazioni che stanno invece abbandonando in massa Bari.

Turismo culturale di Bari

C’è un turismo culturale da intercettare: Bari è, prima ancora che del crudo, della focaccia e dei panzerotti, la città della millenaria storia di San Nicola, il nostro vero ambasciatore nel mondo, molto più delle produttrici di orecchiette che vanno relegate al loro giusto ruolo folcloristico e commerciale; delle antiche stratificate architetture, dei suoi teatri che vanno messi nelle condizioni di produrre e non solo di importare, del suo mare da vivere lungo tutto il percorso cittadino e non solo in aree speculativamente attrattive.

Stride purtroppo fortemente nella realtà oggettiva quella Bari invitante e perfetta proposta nelle fiction e tanto esaltata dalla politica di governo. Ci si chiede come sia possibile, per chi davvero conosce la città, la sua storia, le linee tracciate sin dai tempi più antichi fino alla più moderna città della rivoluzione industriale, riconoscersi in quella più recente autoreferenzialità levantina, che indotta dalla martellante comunicazione dei social ha spinto le masse sempre più acritiche ad autoeleggersi “felici” per il fatto stesso di essere qui.

Bari come “polo museale”

E quanto possa valere la costante strategia di marketing che vuole vendere Bari come grande attrattore culturale, se non si vuole disporre di un potente management in grado di realizzare un vero “polo museale” permanente, con grandi doti attrattive per un bacino turistico colto di scala internazionale. Mettendo da parte l’eterno presenzialismo della classe dirigenziale politica a eventi di qualunque tipo, a prescindere dalla comprovata loro qualità e dal tangibile effetto in termini di arricchimento culturale e sociale.

Quanto durerà nel tempo la galassia spropositata degli esercizi food and beverage sul territorio? Cosa accadrà delle tantissime foresterie e dei B&B sorti nel tessuto storico cittadino espellendo gli abitanti stabili? Questo mentre in Bari vecchia è sempre più rara la presenza identitaria delle botteghe artigianali e degli atelier di artisti e di restauratori, che tanta attenzione catturano ovunque da parte di un turismo di fascia medio-alta.

Di Bari, sempre più ingrigita e involgarita, si deve recuperare l’identità di città mediterranea: solare, colorata, gioiosa, ottimista, che sappia traguardare orizzonti possibili e affascinanti. E perché questo accada si devono liberare le locali forze progettuali, da troppo tempo costrette alla subalternità di potentati professionali o ad andar via per esprimere altrove, con ben più ampio riconoscimento, la forza della propria creatività.

Il bisogno di dare spazio ai professionisti baresi

Si chiuda la storia delle archistar, inventati dalla politica per meglio dominare le economie che ruotano intorno agli interventi urbanistici e architettonici: in tutto il mondo civile un giovane progettista può risultare vincente, se le proprie idee sono riconosciute più valide di quelle di un grande studio consolidato. Bari ha un disperato bisogno del fresco vigore che fermenta nei cervelli dei suoi figli migliori (e molti sono già scappati via); solo così potrà rendere onore alla storia patria, che tanto ha saputo dare.

E su questi punti la politica può ricostruire la propria credibilità, dimostrando di saper far critica delle proprie debolezze e costruendo un programma moderno e realizzabile che induca i cittadini a riacquistare fiducia nel voto e a cooperare nella vita quotidiana al raggiungimento dei risultati.

Collaborazione fra governo cittadino e Politecnico

L’autoreferenzialità di una politica di immagine ha fatto perdere di vista l’umiltà e la voglia di imparare da chi ha fatto meglio e bene ed è per questo che si auspica il ritorno ad una politica che sappia interloquire con quella nuova intellighenzia attiva, che ha ampliato la propria sensibilità e capacità di studiare, allargando gli orizzonti spaziali e attingendo alla cultura dell’idea come accade nei modelli virtuosi di respiro mitteleuropeo, ma senza rincorrerli e scopiazzarli! Fondamentale, a tal proposito, deve risultare l’interlocuzione tra governo cittadino e Politecnico, come punto di partenza per un approccio scientifico e interdisciplinare per lo studio della città, con programmi a medio termine temporalmente riscontrati e che coinvolgano le forze professionali esterne.

Se la città ha raggiunto con le novelle infrastrutturazioni un livello seppur lievissimo per iniziare a pensare di definirla civile, è in tale direzione che nell’immediato e nel prossimo futuro si dovrà agire in modo ancor più incisivo e con una visione di sistema fin qui mancata, evitando la perenne spettacolarizzazione social della normale attività gestionale. Questa nostra “bella signora” emergerà dal paradigma di un provincialismo ovattante per diventare uno dei grandi capoluoghi del mare nostrum solo se verrà messa nelle condizioni di credere in sé stessa e nelle tante forze sane presenti.


Si ringrazia Cristiano Chieppa e di Domenico Di Paola per la collaborazione

Link Comune di Bari:

https://www.comune.bari.it/il-comune

© 2024 Tutti i diritti riservati


È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.





Pubblicato su www.bari-e.it – Eugenio Lombardi

Leggi qui tutto l’articolo

La carta elegante – Dal 3 al 17 febbraio il Museo Civico “Romanazzi Carducci” di Putignano
Precedente La carta elegante – Dal 3 al 17 febbraio il Museo Civico “Romanazzi Carducci” di Putignano
Mostra fotografica sui paesaggi geologici
Successivo Mostra fotografica sui paesaggi geologici

Leave a Comment:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.