Scambio elettorale politico-mafioso, l’ex sindaco in aula nega le accuse

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NEVIANO – Ha rilasciato dichiarazioni spontanee l’avvocato Antonio Megha, 62 anni, già sindaco del Comune di Neviano, nel processo col rito ordinario che lo vede imputato per scambio elettorale politico-mafioso, perché avrebbe acquistato una cinquantina di voti dal clan Coluccia.

Assistito dall’avvocato Giuseppe Corleto, Megha ha affermato dinanzi al collegio giudicante, composto dalla presidente Bianca Maria Todaro e dai colleghi Luca Scuzzarella e Chiara Panico, di aver avuto “familiarità” ma “non contiguità” con una delle persone coinvolte nello stesso procedimento (denominato “Insidia”). Si tratta di Nicola Giangreco, l’uomo che secondo le carte dell’inchiesta, avrebbe fatto da intermediario tra lui e Michele Coluccia, 63enne di Noha, ritenuto al vertice dell’omonimo sodalizio, già condannato con sentenza irrevocabile per associazione mafiosa.

Stando alla sua versione, avrebbe conosciuto Giancreco e la sua famiglia, una trentina d’anni fa, per ragioni legate alla sua professione di avvocato, e solo in una circostanza questi lo accompagnò in casa di Coluccia, dove si discusse dell’eventualità di trovare un posto di lavoro per il figlio di quest’ultimo. Megha, a suo dire, fu perentorio, spiegando che non era possibile fare nulla, poiché i congiunti di condannati per mafia non possono essere assunti nella pubblica amministrazione.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, invece, le cose andarono così: Megha avrebbe accettato tramite Giangreco, la proposta di Coluccia di procurargli almeno cinquanta voti per le amministrative del settembre del 2020 nel comune di Neviano, terminate con la sua elezione a consigliere comunale e nomina quale componente della Giunta con delega alla cultura, istruzione e contenziosi legali. In cambio, il politico, avrebbe promesso: tremila euro in tre distinte tranche; un posto di lavoro al figlio di Coluccia in una impresa impegnata nella raccolta di rifiuti; e la disponibilità dell’apparato politico- amministrativo di Neviano e la sua funzione pubblica alle esigenze del clan.  Ottenuta la garanzia dei voti, Megha avrebbe dichiarato: “Poi dico naturalmente inutile che ti dica che puoi disporre su Neviano”; di rappresentare gli interessi del sodalizio in Calabria: “ti posso aggiungere ci te serve che io, ogni tanto…. in Calabria tengo uno studio, dico, una collaborazione con un collega …eee…. per conto dello studio di Novara… dice “si là, forse mi servi di più”, ha detto, perché là, dice mi serve, dice a Reggio Calabria? dico guarda a Reggio Calabria non vado, però se devo andare vado!.. non è che non vado.. per dirti, cioè a Reggio Calabria, io arrivo a Catanzaro, ma se devo andare a Reggio Calabria lampu, dico trecento chilometri altri non è che ci sia…eeee…. mi sto un giorno in più, eee…. Quello che devo fare lo faccio!”.

Ma Megha anche oggi ha negato gli addebiti proprio come già aveva fatto davanti al giudice Sergio Tosi, all’indomani del suo arresto, spiegando che quella compravendita di voti dichiarata nei colloqui intercettati fu solo una finzione, una millanteria. Insomma, quelle dichiarazioni “scottanti” sarebbero state rilasciate in un contesto di eccitazione e fermento dovuti alla campagna elettorale, ma non corrisponderebbero al vero.

Tali assunti troverebbero sostegno nelle valutazioni dello psichiatra, indicato tra i testi della difesa, che oggi a domanda diretta della sostituta procuratrice Carmen Ruggiero relativa alla capacità di intendere e di volere dell’imputato, ha affermato di considerare offuscata la sua facoltà di prendere decisioni, per via di alcune problematiche emerse diversi anni fa.

Oltre a Megha, sotto processo c’è anche Cosimo Tarantini, 55enne di Neviano (difeso dagli avvocati Luigi Greco e Antonio Savoia): i due furono gli unici a non fare richieste di riti alternativi, a differenza degli altri imputati già giudicati in abbreviato (qui, la sentenza).

In aula si ritornerà l’8 marzo per le discussioni della pm e delle difese, all’esito delle quali i giudici si ritireranno in camera di consiglio per decidere il verdetto.

Pubblicato su www.lecceprima.it –

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