Riflessioni su Bari e i suoi turisti: è ora di voltare pagina!

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L’interminabile estate volge al termine e cala anche il numero di turisti che per mesi hanno preso d’assalto la nostra città e la Puglia intera. Per me, che ne ho guidati tantissimi alla scoperta del territorio, un’occasione di confronto rinnovata tutti i giorni e la possibilità di sondare le reazioni davanti all’antichissima storia ma anche a immagini contemporanee.

I grandi tour operator internazionali, che gestiscono i flussi turistici in arrivo da terre moto lontane, quali Australia, Canada, USA, Estremo Oriente, si limitano ad inserire nei programmi tappe già molto note, per poi subappaltarli agli operatori locali. I quali, a loro volta, raccomandano alle guide incaricate di non modificare percorsi e visite. É così che si viaggia fra gli ordini ricevuti e la voglia di andare oltre, quando conoscenza e passione premono per aggiunte o deviazioni di percorso.

Il turisti della Puglia

Il turismo di massa degli ultimi anni è bombardato di stereotipi, molto più facili da vendere, ma che ormai vanno stretti, molto stretti a noi che la Puglia la viviamo da residenti. Affascina, la Puglia con i bianchi borghi accecati dalla luce mediterranea e custodi di antiche tradizioni rinnovate in chiave contemporanea, certamente sono stati fatti grandi passi avanti. Ma la vera conoscenza, quella che consente di scoprire i resti di antiche chiese sotto le attuali architetture, di raggiungere vecchie masserie splendidamente rinnovate, di sfogliare il territorio pagina dopo pagina e percepire nei luoghi la presenza dei popoli mediterranei e del centro e nord Europa che l’hanno visitata, assalita, dominata lasciando tanti segni nelle città e nelle campagne, nella cucina, nei dialetti locali, quella conoscenza è nelle mani e nel sapiente racconto delle guide.

Ce ne vorrebbero molte di più, ben preparate e capaci di esprimersi in lingue anche meno note, perché la voglia di vivere in profondità i luoghi è davvero tanta.

E qui la prima sorpresa. Gran parte dei turisti, specie stranieri, giunge già preparata e magari ha chiesto all’agenzia di visitare posti visti su internet o di cui hanno parlato amici giunti in precedenza. E non è una preparazione superficiale, anzi! Lo scorso giugno mi capitò di guidare in visita alla Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto di Bari un gruppo di australiani, i quali fecero sapere di essere particolarmente interessati alla collezione Grieco dei Macchiaioli: quanti baresi sanno di cosa sto scrivendo o si sono mai preoccupati di visitare la Pinacoteca?

I turisti hanno le idee chiare

Forse è un estremo, ma sono davvero tanti i turisti che giungono con le idee molto chiare e di questo le amministrazioni dovrebbero una volta per tutte tener conto.

Perché la sensazione è che la Puglia reale e produttiva sia andata molto più avanti di come venga fatta conoscere sul mercato turistico nazionale e internazionale. Perché non è più tanto raro trovarsi davanti realtà produttive che dalla tradizione sono passate all’innovazione e, con il duro lavoro e tanta passione, si stanno imponendo su mercati anche molto lontani.

Ma torniamo alla nostra realtà quotidiana e prendiamo Bari come esempio: la comunicazione istituzionale l’ha svenduta come capitale delle orecchiette, della focaccia e del crudo, come se non ci fosse null’altro. Eppure,  giungono turisti ansiosi di essere guidati alla cattedrale e che vanno in visibilio se portati giù in visita al succorpo alla scoperta delle precedenti costruzioni religiose e dei bellissimi mosaici, alla Basilica di San Nicola con la lettura delle decorazioni dei portali e alla comprensione dei bellissimi capitelli della cripta o dello splendido dipinto di Bartolomeo Vivarini presente al lato dell’altare principale, al castello con la visita alle sale recentemente aperte; e affascina e tanto il racconto delle stratificazione storiche di una terra visitata già migliaia di anni fa dagli antichi Illiri e poi da popoli giunti da ognidove.

Il cibo non è primo pensiero del turista

E quando è il momento di uno spuntino o di un pranzo, come è giusto che sia, allora aiuta la sosta ad uno dei celebri panifici o il suggerimento di qualche vecchia osteria presente già prima che arrivassero i turisti; ma non è l’affanno principale nella mente dei turisti! Come non lo sono le venditrici di orecchiette (troppe, per la limitata capacità produttiva di queste signore), che certamente fanno folklore ed è bello così, ma dietro le quali c’è una città che si è scelto di far conoscere (e molto superficialmente) solo limitatamente al suo centro storico e al lungomare.

I problemi irrisolti

E il resto della città? Lo si nasconde sotto il tappeto con i suoi problemi irrisolti, con l’assalto speculativo del cemento che lo sta coprendo, con i giardinetti venduti come “foreste urbane” mentre scompaiono storiche aree a verde sostituite da sconfinate strisce di asfalto e da anonimi volumi, con un folle traffico privato spesso unica opzione di trasporto mentre quello pubblico è la parodia di quello funzionante a casa dei tanti turisti a cui questo aspetto no, non deve essere fatto conoscere. Il tutto sostenuto da una massiccia comunicazione istituzionale con la collaborazione di giornalisti sorprendenti per l’ansia di esaltare ogni granello di sabbia o ogni parchetto condominiale come “unico in Europa”.

Dopo tanti anni, l’unico parco che si rispetti resta quello di largo 2 giugno, insieme alla pineta di San Francesco realizzata con altri stimoli ed esigenze, mentre il nascente Costa Sud costiero viene annunciato da straordinari rendering poco scrivendo dell’enorme quantità di nuovo cemento che conterrà.

É ora di cambiare

É allora arrivato il momento di voltar pagina, ma non sarà facile. Gli accordi già siglati con i costruttori, da decenni e trasversalmente i veri padroni della città, non potranno essere cancellati o ridiscussi da un giorno all’altro. E fra i candidati a sindaco ce ne sono alcuni che hanno a lungo condiviso umori e azioni. Ma se si vuole che Bari torni a vivere una prospettiva di sviluppo più solida e democratica, un tentativo di riavvicinare la politica alla sua gente dovrà essere fatto.

Si dovrà tornare ad una stagione di partecipazione dal basso, a lungo sbandierata come valore aggiunto ma nei fatti contrastata e combattuta. Associazioni, comitati di scopo, gruppi di volontari, non sono fatti di persone che non sanno come perdere tempo e scelgono di mettere il bastone fra le ruote agli amministratori: sono persone sane, determinate, disposte ad offrire impegno e competenza per il bene della comunità e che troppo spesso entrano in rotta di collisione con una politica guidata da interessi imprenditoriali e di parte.

Cancellata l’Urbanistica come terreno di discussione e confronto programmatico, cosa resta ai cittadini per contrastare disinteresse, dimenticanza, imperio, indifferenza quando non disturbo per i valori della Storia e della Cultura? E per impedire che gli ambienti naturali residuali, tanto esaltati all’epoca del Piano Paesaggistico Regionale, vengano cancellati e sostituiti da piantumazioni approssimative e prive di identità, che se va bene avranno bisogno di qualche decennio per tornare ad offrire ombra e serenità?


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È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.





Pubblicato su www.bari-e.it – Eugenio Lombardi

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