LA STORIA DI CHI HA VINTO “Emozioni di donne che hanno sconfitto il tumore al seno, in compagnia del fotografo Maurizio Marcato”

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Si può raccontare la malattia – il suo percorso fatto di lunghe settimane in cui tutto diventa buio e la fine lontanissima – in una mostra fotografica?

È proprio in questo che il fotografo Maurizio Marcato – conosciuto per la sua creatività fuori dall’ordinario, esaltando l’innovazione della comunicazione odierna – si è cimentato all’interno della mostra fotografica “miracconto – il potere teraupetico delle parole” per trasmettere il fuoco e la luce di tutte le donne che sono riuscite a sconfiggere lo spettro della malattia.

 

Rappresentare il tumore al seno e la vita insieme ad esso – in collaborazione con la Breast Unit dell’Ospedale Santa Maria di Bari, all’interno del Teatro Margherita di Bari – in una mostra dove il confine tra immagine e parola si dissolve, ergendo a faro tutte le parole di speranza pronunciate da chi ha vissuto la malattia.

 

Per l’occasione, siamo riusciti ad intervistare il fotografo Maurizio Marcato, che l’esperienza ha precedentemente condotto ad attingere al pozzo della cultura orientale – ritraendo Sensei, maestri patrimonio dell’umanità – e a progetti dal forte impatto emotivo come “Woman don’t War”.

 

Come è nato il progetto?

«L’idea di sviluppare un progetto di questo calibro è stato quella di umanizzare la realtà degli ospedali, affrontando la malattia nel suo aspetto psicologico, accompagnando i racconti – parte fondamentale del progetto – con delle mie interpretazioni fotografiche; non di carattere didascalico, ma con una forte componente artistica.»

 

I testi rappresentano lo specchio di tutte le donne che hanno vissuto la malattia: in che modo le tue fotografie si sono intrecciate ad esse?

«Il legame delle mie fotografie con i testi è molto simile a quello spirituale, dove l’esperienza di queste persone ha sviluppato in loro una tale sensibilità da suscitare in me forti emozioni; quando ci si sente dire che la possibilità di morte è concreta, tutta la vita scorre davanti come un fiume in piena. È proprio da questo che sono partito: dalle simbologie, dai sentimenti che raccontano tutto questo.»

 

Le fotografie raccontano tante storie diverse: esiste un comune denominatore?

«Fotografarsi dentro, è questa l’idea che volevo trasmettere; guardarsi dentro, rappresentando l’idea di giungere a sfiorare l’anima. Sentirsi dissolvere, mettendosi a nudo e ritrovarsi a sgretolarsi, quasi esplodendo, con il corpo che scompare ed una sola traccia che rimane presente. Il fiore rappresenta una spaccatura che ho sentito vivere attraverso i testi: più che la speranza, come qualcosa che nasce dentro se stessi, dalla cui spaccatura prende vita un nuovo sentimento. Riconoscere la propria esistenza, tutto ciò che la malattia può condurre a scoprire; dei tuoi sentimenti, di quelli degli altri, facendo rifiorire dentro proprio come il fiore. Queste donne sono molto cariche, quando scrivono percepisci la loro profondità.»

 

Le giornate sembrano lente e monotone quando tutto va bene, poi, si trasformano in pura corsa quando il tempo scarseggia e la vita manca come l’ossigeno per chi non riesce a riemergere dalle profonde acque.

 

Imparare ad amare il presente; imparare ad amare quello che si ignora, per vivere al meglio quello che ci accade intorno e la bellezza del respiro.

Momento dopo momento.

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