IL CASO BRAIBANTI “La Compagnia Diaghilev all’Auditorium Vallisa di Bari”

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«Ogni due anni ci proponiamo di riportare sul palco “Il caso Braibanti”; per il suo essere così contemporaneo in un paese come il nostro» afferma Mauro Conte, co-protagonista nei panni di Giovanni Sanfratello.

I diritti sono da sempre al centro del palcoscenico odierno internazionale, e, sebbene la strada sia lunga e la sua fine lontana all’orizzonte, sono tante le piccole vittorie ottenute nel tempo; anche se chiamarle vittorie è di per sé un’affermazione erronea, nella sua constatazione di una necessità nel riequilibrare quel qualcosa.

 

Il caso Braibanti non è stato solo un processo, ma anche esso stesso una sorta di confronto di due tipologie, visioni opposte come la destra e la sinistra. Ma partiamo con ordine.

Ottobre 1964. Ippolito Sanfratello deposita presso la Procura della Repubblica di Roma una denuncia: Aldo Braibanti, filosofo, poeta, amante del pensiero, viene accusato di plagio ai danni di Giovanni Sanfratello; il ragazzo, maggiorenne, aveva abbandonato gli studi e la casa di famiglia, per andare a vivere con il professor Braibanti – anche se affermava di non essersi mai definito come un professore – prima a Milano, poi a Roma.

Da quel momento in poi, per la famiglia Sanfratello inizia una lotta estenuante per bloccare in tutti i modi la fuga dei due: esiti che porteranno i protagonisti ad affrontare realtà inimmaginabili.

 

Il reato di plagio, per la prima volta, è stato usato per perseguire una relazione omosessuale. Accusa che la difesa di Braibanti, probabilmente sottovalutando la gravità della situazione – intesa nell’ottica con cui l’accusa avrebbe giocato le sue carte -, non riuscì a fronteggiare al meglio: Aldo Braibanti venne condannato a nove anni di reclusione. La notizia sollevò venti di protesta e parole di ira volarono, scritte da pugni di intellettuali come Umberto Eco, il quale gridava di scendere nelle piazze a protestare contro qualcosa di così indicibile.

 

Destino, ancor peggiore, capitò a Giovanni Sanfratello: elettroshock, reclusione in un manicomio, e, al termine di questa cura, controllato dalla famiglia anche nei più piccoli dettagli della sua quotidianità.

 

La Compagnia Diaghilev porterà questa storia, attuale più che mai, all’interno dell’Auditorium Vallisa a Bari dal 18 Marzo al 2 Aprile – biglietti prenotabili online e su circuito Vivaticket, o semplicemente chiamando il numero 3331260425.

 

Regia di Giuseppe Marini, minuzioso nel ricreare un materiale scenografico che: «manca concretamente, tenendo conto che tutta la vicenda è stata estrapolata da documentazione processuale».

 

Il tutto, accompagnato da musiche composte ed eseguite dal vivo da Mauro Verrone; note che entreranno, si intrecceranno nella vicenda attraverso registri beffardi, dolenti. Ricostruendo un quadro della vicenda, ponendo il ritmo di una narrazione così intensa.

 

Il volto di Aldo Braibanti, Fabio Bussotti; quello di Giovanni Sanfratello, Mauro Conte. Entrambi gli attori salteranno da un ruolo all’altro, repentinamente, raffinatamente, senza mai far trapelare nel loro sguardo un riflesso del personaggio lasciatosi alle spalle.

Nei due opposti del palco, separati da un fascio di luce, nella loro oscurità – simbolo della separazione sofferta dei due innamorati -, con solo due sedie a fare da scena, si destreggeranno in un unico monologo. Senza mai parlare fra loro, come se quella stessa impossibilità di dialogo fosse una sorta di materialità della separazione subita.

Il pubblico, in questo caso, sarà parte attiva della trama: gli attori si rivolgeranno proprio alle persone sedute di fronte, chiamandole a sé, instaurando un rapporto empatico che condurrà, passo dopo passo, verso il finale della vicenda.

 

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