Riciclare il fresato d’asfalto è troppo difficile con il DM End of Waste, secondo Siteb

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08/02/2023 – Riciclare il fresato d’asfalto è troppo difficile, stando al decreto End of Waste; una parte significativa delle oltre 14 milioni di tonnellate prodotte ogni anno (stima ISPRA), dovranno essere conferite in discarica, disperdendo le potenzialità economiche, ambientali e occupazionali legate al riciclo dell’asfalto. L’allarme arriva dall’Associazione Strade ITaliane E Bitume (SITEB).

La normativa sull’End of Waste – secondo cui i rifiuti inerti derivanti da costruzione e demolizione e gli altri rifiuti inerti di origine minerale, sottoposti a recupero, non sono più qualificati come rifiuti – mette a rischio la gestione e il riciclo dei rifiuti provenienti dai cantieri stradali. 
 
Per questo SITEB chiede al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di accogliere le sue osservazioni e di modificare il Decreto End of Waste dei rifiuti inerti (DM 152 del 27 settembre 2022).
 
Ogni anno – ricorda SITEB – la produzione annuale del rifiuto proveniente dalla demolizione di pavimentazioni stradali (noto anche come fresato d’asfalto) ammonta a circa 14.457.000 (secondo stime SITEB sarebbero addirittura 17.000.000).
 
Il fresato d’asfalto è riciclato oggi, secondo la normativa vigente ante Decreto, con impieghi:
• nella produzione di nuovo conglomerato bituminoso a caldo, per circa 9.600.000 tonnellate;
• nella produzione di nuovo conglomerato bituminoso a freddo, per circa 800.000 tonnellate;
• nella produzione di aggregati riciclati, per il restante quantitativo 4.100.000 tonnellate.
 

Fresato d’asfalto difficile da riciclare

Stando all’attuale versione del Decreto, il recupero nella produzione degli aggregati riciclati, così come lo conosciamo oggi, sarebbe impossibile in quanto tali aggregati, prodotti con miscele bituminose, non sarebbero conformi alle limitazioni di concentrazione di idrocarburi previste, in netto contrasto con la norma tecnica di riferimento che prevede un impiego di “fresato” anche del 30%.
 
Quindi una quota consistente di conglomerato bituminoso demolito (4.100.000 tonnellate, se non addirittura 6.600.000 secondo le stime SITEB) dovrebbe essere avviata non più a riciclo, ma a smaltimento finale in discarica, in palese contrasto con i principi dell’economia circolare, con gli obiettivi di riciclo fissati a livello europeo e, non ultimo, con la necessità di pianificare urgentemente nuove adeguate discariche (pena il blocco delle demolizioni).
 

Ciò produrrebbe, secondo SITEB, pesanti ricadute anche sull’intero settore delle costruzioni, dal recupero del fresato d’asfalto sino ai cantieri per la realizzazione del piano di opere strategiche previste nel PNRR.
 
Analoghe perplessità erano state sollevate dall’Associazione Nazionale Produttori di Aggregati Riciclati (ANPAR) all’indomani della pubblicazione del decreto. Anche ANPAR riteneva che il Decreto End of Waste potrebbe causare il collasso del settore del riciclo degli inerti e chiedeva di rivedere i criteri monitoraggio.  
 

Rifiuti d’asfalto, come modificare il decreto

Nella nota tecnica inviata da SITEB, sono tre le principali osservazioni e richieste sottoposte all’attenzione del Ministero:
 
1. rivedere i limiti di concentrazione massima di sostanze legate agli idrocarburi, prescritti nel Decreto, eccessivamente ristrettivi e sproporzionati rispetto ai reali rischi connessi al riciclo di questi materiali;
 
2. chiarire gli ambiti di sovrapposizione tra questa normativa e quella già esistente sull’End of Waste per il fresato d’asfalto (DM 69/2018), con particolare riferimento a quanto previsto per il conglomerato bituminoso demolito;
 
3. modificare la previsione secondo cui le attività di riciclo del fresato d’asfalto dovranno essere sottoposte a certificazione di qualità ISO9001, oltre alla marcatura CE già oggi obbligatoria e sufficiente a garantire la sicurezza delle procedure di controllo della produzione. Tale nuovo obbligo produrrebbe un impatto burocratico sproporzionato, che rischierebbe di bloccare le attività e favorire il ricorso alla materia prime vergine.
 

Come riutilizzare il fresato d’asfalto

“Secondo nostre stime – afferma Stefano Ravaioli, Direttore SITEB – il riutilizzo del 30% del fresato, dato attualmente registrato in Italia, nella produzione di conglomerato bituminoso, comporta ogni anno il minor impiego di 380.000 tonnellate di bitume vergine (riduzione del fabbisogno di petrolio) e il recupero di 9.480.000 tonnellate di inerti, equivalenti in termini economici ad un risparmio di circa 370-380 milioni di euro di sole materie prime”.
 
“Producendo conglomerato con il 100% del fresato – conclude Ravaioli -, il risparmio economico salirebbe fino a 1.200 milioni di euro/anno di sole materie prime, senza considerare tutti i vantaggi ambientali dovuti a minori importazioni di petrolio, al minor ricorso alle cave, ai minori trasporti di materie, ai minori costi di lavorazione e alle minori emissioni in atmosfera. In questo modo si eviterebbe la produzione di bitume di 3 raffinerie di medie dimensioni. In Italia, se non si modificherà la normativa sull’end of waste dei rifiuti inerti, questo potenziale rischia di andare disperso”.
 



Pubblicato su www.edilportale.com – Rossella Calabrese

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