Dati pubblici aperti per gestire il turismo: in Italia manca ancora la cultura

  • 0
  • 164 views

L’allentamento delle restrizioni causate dalla pandemia sta favorendo il rilancio del turismo globale e l’incremento degli spostamenti dei turisti. Gli stessi hanno ora la possibilità di valutare le eventuali destinazioni con l’aiuto di servizi digitali più maturi e, soprattutto, una mole di dati sempre più utili per operare scelte convenienti e su misura.

Proveremo quindi a soffermarci sui casi di utilizzo di dati aperti (Open data) in aiuto a vari tipi di decisioni, in primis la scelta di destinazioni, nel complesso ambito del turismo.

PNRR, verso il turismo 4.0: ecco le misure e gli obiettivi

Gli Open data

Negli anni scorsi ho già affrontato la tematica in un paio di interventi al Buy Tourism Online (BTO), evento che sottolinea il connubio tra turismo, innovazione e tecnologia (in particolare BTO 2020 e BTO 2021) partendo proprio dalla disponibilità dei dati aperti, ovviamente ancora molto scarsa, per poi introdurre alcuni scenari possibili, emulando esperienze non locali, spesso riferite ad altre nazioni.

Digitalizzazione dei processi e Cloud transformation: i trend italiani!

Nell’analisi fatta in quelle due occasioni non sono mancati gli accenni alle solite problematiche (ormai endemiche) riferite alla governance, alla qualità e alla cultura del dato. Tutti argomenti che purtroppo sono ancora all’ordine del giorno come veri e propri problemi da risolvere.

Detto ciò, ho provato nuovamente a cercare delle soluzioni reali con l’ausilio dei dati pubblici aperti, che potessero fare scuola e dimostrare come l’uso corretto e virtuoso degli Open data possa portare a un decisivo cambio di passo (decisioni, politiche o strumenti) nella gestione delle destinazioni turistiche sia dal punto di vista del turista che da quello, più complesso, del sistema di gestione dei flussi e delle destinazioni gestito in ambito pubblico o privato.

Va precisato, per onestà intellettuale, che non sono un profondo conoscitore dei Document Management System (Dms), perciò le mie osservazioni si avvalgono della conoscenza di un campo applicativo diverso che è quello dei dati e del loro riuso, a prescindere dal contesto.

Posso però avanzare una mia definizione di destinazione utile in questo ragionamento, per capire meglio quali dati pubblici aperti potrebbero aiutare o influire sulle scelte dei potenziali turisti.

Le destinazioni

Secondo me, per destinazione si intende ciò che il turista concettualizza, in modo del tutto personale, mettendo insieme prodotti, servizi ed esperienze da fruire nella meta geografica da lui scelta.

Invece, per destinazione intelligente, o smart destination, tenderei ad affermare che non esiste una destinazione intelligente (anche se studiosi più esperti e competenti di me si stanno impegnando su questa definizione), mentre esistono sicuramente una o più modalità di scelta intelligente delle destinazioni.

Quest’ultima può sicuramente integrare, anche in modalità collaborativa, dati e informazioni sui servizi e i prodotti offerti, mixandoli con le esperienze dei viaggiatori per assecondare e andare incontro, in modo competitivo, alle richieste dei turisti anche con il supporto di intelligenze artificiali.

Dopo queste premesse provo a fare un esercizio diviso in due parti:

  • esempi di dati pubblici aperti disponibili per influenzare una decisione in ordine alla destinazione turistica da scegliere
  • esempi di dati pubblici aperti per capire dove e come intervenire per aumentare l’attrattività di una destinazione.

Rispetto al primo esercizio premetto che non ci sono grandi esempi di dataset o prodotti del riuso degli Open data che esaltino questa pratica. Ciò nonostante, consolidando il presupposto che la destinazione turistica rappresenta il luogo che il turista desidera raggiungere per fruire di prodotti, servizi ed esperienze, quest’ultimi dovrebbero necessariamente essere disponibili, gratuiti, attrattivi e facilmente individuabili.

Dunque, dataset Open data, ma anche servizi e prodotti del riuso dei dati aperti, nonché esperienze personali e collaborative (strutturate e non) che possono essere favorite dalla conoscenza preventiva di attrazioni in loco, come quelle naturali piuttosto che culturali.

Gli Open data e l’Italia

Partiamo dall’Italia. Giocando sul portale nazionale dei dati aperti, ho dovuto fare una ricerca per keyword, già in diversi interventi su questi temi avevo notato che, purtroppo, la categoria Turismo non era inserita nel paniere nazionale.

Dopo avere scelto la keyword “turismo”, sono apparsi 1.244 dataset che ho potuto ordinare solo per titolo e non per data di rilascio. Gradirei, però, poter ordinare i dataset per “freschezza”, anche perché non saprei proprio cosa farmene di dataset vetusti e dunque di qualità infima. A questo punto mi impongo un grande reset e riprovo con un altro approccio.

Inserisco ora un paio di keyword più puntuali e rappresentative di quel mix di attrazioni utili per scegliere la destinazione finale del turista:

  • eventi culturali
  • percorsi naturalistici

Pochissimi dati, vecchi, non aggiornati e in formati poco utili per costruirci qualcosa. E qui finisce il gioco, perché i servizi e prodotti del riuso non vengono nemmeno presi in considerazione.

Gli Open data e l’Europa

Spostandomi a livello europeo, riconosco che un focus puntuale sul tema è proposto dalla Commissione in una raccolta di raccomandazioni e progetti aventi per titolo: How Open Data can sustainably improve the cooperation in tourism sector.

Al netto delle chiacchiere (abbondanti) e dei fatti (pochi), nel documento si cita più volte l’app Outdooractive per il suo accesso ai dati aperti del settore sentieristico, come esperienza da emulare. I dati aperti di Outdooractive vengono raccolti in un classico portale CKAN e sono relativi ad alcune categorie interessanti per il settore della sentieristica.

Devo far notare che tale approccio viene utilizzato anche dall’app veneta Veneto outdoor la quale, di fatto, è un’emulazione di quella citata a livello europeo e utilizza anch’essa gli Open data per erogare i suoi servizi. Casi, dunque, davvero pochi e sicuramente di poco aiuto per il turista che deve scegliere una destinazione.

L’apporto dei dati pubblici aperti

Addentrandoci nella seconda fase, quella utile a comprendere quali dati pubblici aperti possono essere analizzati per capire dove e come intervenire per aumentare l’attrattività di una destinazione, possiamo asserire che con i dati aperti si può fare davvero molto poco.

Tutti gli osservatori, i centri studi e i centri di statistica del settore turistico utilizzano esclusivamente dati di business e dunque proprietari. Magari acquistati dalle agenzie di viaggio online (Online travel agency, Ota) o raccolti grazie alle elaborazioni ed erogazione degli Istituti di statistica nazionali o internazionali.

Qui si cita Barcellona e il suo centro studi di eccellenza che, purtroppo, consente di scaricare solamente file di tipo proprietario erogati da un software IBM per la gestione statistica. Ciò chiarisce in modo inequivocabile che nel panorama privato e di business ci sono già migliaia di applicazioni e di soluzioni pronte a listino e davvero tanti player che si offrono come facilitatori per aiutare le imprese e le istituzioni turistiche a prendere le giuste decisioni con i dati. Basta scegliere, confrontare e poi acquistare la soluzione più idonea. Ovviamente si tratta di soluzioni che non usano dati pubblici aperti, ma dati acquistati e/o frutto di gestione, conservazione, analisi e sfruttamento che prevedono costi e canoni non indifferenti.

Due esempi virtuosi di questa fattispecie in ambito locale, fra i molti che ho trovato, riguardano la Puglia e il Veneto: in entrambi i casi non c’è alcun rilascio di Open data, perciò il flusso del valore si ferma alla commessa pubblica e alla soluzione dello scopo per cui tale commessa è stata richiesta ed eseguita.

Dall’Open Data al Data Governance Act: così la Ue punta al mercato unico dei dati pubblici

I nodi irrisolti

Occorre comprendere se c’è un qualcosa che effettivamente viene fatto e/o cambiato in meglio dopo questa raccolta e analisi di dati. Nell’ambito pubblico, poi, ciò è quasi sempre relegato alla pura teoria. L’amministratore della cosa pubblica, a differenza dell’imprenditore privato, raramente viene supportato (o vuol essere supportato) da ciò che i dati dicono. Preferisce negoziare, concertare e condividere azioni di cambiamento con gli stakeholder che, ovviamente, portano istanze favorevoli al loro business. E questo la dice lunga sulla lungimiranza e sulla visione dei policy maker. Ma non disperiamo. Un bel progetto di cui sono venuto a conoscenza recentemente è sicuramente ShapeTourism.

L’output principale di questo progetto Ue consiste in un sistema di strumenti progettati con lo scopo di conoscere e monitorare il contesto del turismo sostenibile, insieme a un sistema di supporto per l’analisi dei dati e per un’interpretazione utile al processo decisionale, il tutto corredato da mappe interattive e dati prelevabili.

Siamo a livello di cooperazione territoriale europee, dunque nulla di strutturale. Ma è pur sempre qualcosa che traccia la via e ispira poi la Commissione a rilasciare raccomandazioni e linee guida. A luglio del 2022 la Commissione Europea ha redatto e reso pubblico uno studio interessantissimo dal titolo Guida europea sull’uso dei dati per le destinazioni turistiche.

Si tratta di un compendio davvero attuale, interessante e ricco e, per quanto riguarda gli Open data, è un documento che li elegge e li nobilita alla pari di altri servizi digitali utili per la gestione delle destinazioni turistiche.

Raccomandandone la lettura, devo anche ammettere che grazie alla conoscenza di questo compendio ho avuto modo di scoprire il primo e unico caso di uso virtuoso dei dati pubblici aperti per la gestione turistica.

Si tratta di Smart Dublin, un servizio che promuove la cultura degli Open data fornendo informazioni su una serie di attività in tutta la regione, migliorando così la trasparenza e la responsabilità nei confronti dei cittadini, aumentando anche i livelli di alfabetizzazione dei dati tra i membri del personale e supportando un processo decisionale basato su evidenze.

Decision making e Accountability con i dati pubblici aperti. E tanti dati aperti, freschi, disponibili e usati bene. Ovviamente questa esperienza irlandese mi accende una lampadina e provo a intuirne un possibile parallelismo con la mia città. Venezia, forse una delle città turistiche più famose al mondo.

Proprio qui, da alcuni anni e grazie alla lungimiranza di amministratori e tecnici veneziani, è entrata in funzione la Smart Control Room, un ecosistema digitale che raccoglie terabyte di dati dai sensori della città e da altre fonti, come ad esempio quelle più attinenti ai flussi (celle telefoniche, contapersone, flussi automobilistici, eccetera).

Erroneamente questa grande infrastruttura, fiore all’occhiello dell’Amministrazione che l’ha ingegnerizzata grazie ai fondi Ue del Pon Metro e di React-EU, viene spesso associata a un grande centrale digitale atta al mero controllo della sicurezza mentre, tra i suoi compiti, c’è anche l’analisi dei flussi turistici.

Tra quelli prefissati, si legge che ha anche l’obiettivo di analizzare in tempo reale la gestione dei flussi turistici e di traffico, le imbarcazioni in transito nei canali, il passaggio dei mezzi pubblici. Fino alla disponibilità dei parcheggi e alle previsioni meteo, fondamentali per il delicato ecosistema della Serenissima.

Chissà se, grazie a questa imponente mole di dati raccolti, si possa innestare un progetto che aumenti a dismisura il valore degli stessi, rilasciandone quanti più possibile in formato pubblico aperto per consentirne, così come han fatto gli irlandesi di Smart Dublin – e in piena coerenza con la guida europea al riuso di cui sopra – il riuso in ordine alla produzione di quanti più servizi e prodotti possibili che aiutino a gestire le destinazioni da parte degli enti preposti e per dare ai turisti nuove opportunità di scelta.

Una guida per acquisire nuovi clienti con il digital onboarding

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato su www.agendadigitale.eu – Gianluigi Cogo

Leggi qui tutto l’articolo

Una serie civile tradizionale può diventare smart?
Precedente Una serie civile tradizionale può diventare smart?
Ascensori condominiali e domestici, guida alla progettazione
Successivo Ascensori condominiali e domestici, guida alla progettazione

Leave a Comment:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.