Distanza minima dal confine di proprietà, quando gli accordi sono invalidi

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08/02/2023 – I privati non possono accordarsi per derogare alle norme sulla distanza minima dal confine di proprietà e sulle distanze tra edifici.
 
Il Tar Liguria ha affermato che sono invalide le convenzioni che mirano ad introdurre deroghe alle norme regolamentari contenute nel piano Regolatore Generale e nelle Norme Attuative.
 

Distanza minima dal confine di proprietà, il caso

I giudici, con la sentenza 65/2023, si sono pronunciati sul ricorso contro il diniego di sanatoria di un portico che, secondo il Comune, vìola la distanza minima dal confine di proprietà, fissata a 5 metri dal Piano Regolatore Generale e dalle Norme Attuative.
 

Il proprietario dell’immobile da sanare sostiene di non aver arrecato alcun danno al vicino dal momento che è stato siglato un accordo con cui il vicino ha accettato che la distanza minima dal confine di proprietà fosse inferiore a 5 metri.
 

Distanza minima dal confine di proprietà, accordi invalidi

I giudici hanno bocciato il ricorso spiegando che le convenzioni tra privati che mirano ad introdurre deroghe alle disposizioni regolamentari urbanistiche in materia di distanze sono invalide.
 
Il Tar ha aggiunto che le norme contenute nei regolamenti comunali, che fissano una distanza minima dal confine di proprietà rivestono carattere assoluto ed inderogabile.
 
Questo perché, ha concluso il Tar, tali norme non mirano soltanto ad evitare intercapedini dannose o pericolose, ma anche a tutelare l’assetto urbanistico di una determinata zona e la densità degli edifici.



Pubblicato su www.edilportale.com – Paola Mammarella

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